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Protocollo clinico

Insonnia

Quando il cervello non sa più passare alla notte.

Il sonno non è un arresto, ma un passaggio: il cervello deve rallentare in un certo ordine per addormentarsi e restare addormentato. Nell'insonnia questo passaggio non avviene più. I ritmi veloci, quelli del giorno, restano accesi proprio quando dovrebbero cedere il posto a quelli lenti, ed è lì che lavora l'allenamento cerebrale.

Ti ci ritrovi?

  • Resti sveglio per ore anche se sei esausto
  • Ti svegli alle 3 e la mente parte subito
  • Dormi, ma ti svegli come se non avessi dormito
  • Temi la sera perché sai che cosa ti aspetta
  • Hai provato i sonniferi e o non fanno più effetto o ti lasciano la testa pesante
Che cosa si fa di solito

La prima linea raccomandata è la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia (CBT-I), che combina il controllo dello stimolo, la restrizione del sonno e il lavoro sui pensieri legati al sonno. Ha prove solide alle spalle e resta la raccomandazione di base. I farmaci ipnotici si usano in modo puntuale, perché non sono pensati per un uso a lungo termine.

Che cosa facciamo di diverso

L'allenamento cerebrale non sostituisce la CBT-I e non ti dà una serie di regole per le ore prima di coricarti. Lavora su altro: sul ritmo che deve rallentare, esercitando il passaggio al sonno. Di solito lo aggiungiamo per chi ha già seguito la terapia comportamentale e continua ad avere sintomi.

Come si confronta con l'allenamento cerebrale?

Hai già seguito una terapia o preso farmaci, ma i sintomi persistono? L'allenamento cerebrale agisce direttamente sugli squilibri cerebrali. Oltre a ridurre gli effetti, questo metodo allena i meccanismi interni del cervello per un cambiamento reale.

Allenamento cerebraleFarmaciPsicoterapia
Affronta la causa realeSìSolo i sintomiIn parte
Effetti collateraliNoSì-
Rischio di ricadutaRidottoElevatoVariabile
PersonalizzazioneCompletaLimitataStandard
Tempo fino ai risultatiDopo alcune sedute2-6 settimaneVariabile

Che cosa fa l'allenamento cerebrale nell'insonnia

  • Allena il ritmo sensomotorio, imparentato con i fusi che compaiono al passaggio al sonno
  • Mira all'attivazione di fondo che tiene il cervello in veglia
  • Non crea dipendenza e non lascia la testa pesante il giorno dopo
  • Si può proseguire a casa, ogni sera, tra una seduta e l'altra

I benefici che noterai rapidamente

  • Addormentamento più facile e costante
  • Meno risvegli notturni
  • Sonno profondo, con un reale recupero di energia
  • Lucidità mentale e attenzione migliore durante il giorno
  • Regolazione emotiva di fronte allo stress
  • Ritmo circadiano più stabile e uno stato generale di calma

Su che cosa ci basiamo

Il ritmo sensomotorio

Il ritmo sensomotorio è stato il primo a essere allenato per il sonno, nei lavori di Sterman degli anni Settanta. Da allora è stato studiato più volte nell'insonnia, con risultati disomogenei: alcuni studi mostrano un addormentamento più rapido, altri non trovano un effetto superiore al placebo. Per questo lo usiamo come parte di un protocollo, non come soluzione unica.

Misurazione prima e dopo

L'effetto si può seguire nel qEEG, con misurazioni ripetute, non soltanto in ciò che la persona ricorda della notte passata.

Scopri il Protocollo BrainMap per Insonnia

Come si svolge

Dalla scansione del cervello all'allenamento cerebrale personalizzato.

  1. Valutazione BrainMap (qEEG)

    Valutazione completa e non invasiva. Otteniamo una mappa dell'attività cerebrale e vediamo quali schemi mantengono la difficoltà ad addormentarsi o i risvegli notturni.

  2. Protocollo personalizzato

    Sulla base dei risultati costruiamo il protocollo di allenamento cerebrale adattato al 100% al tuo schema cerebrale. La terapia è non invasiva, confortevole, senza stimoli elettrici né effetti collaterali.

  3. Allenamento cerebrale

    Allenamenti guidati che rieducano le reti coinvolte nell'addormentamento e nel mantenimento del sonno. Man mano che l'attività cerebrale si stabilizza, addormentarsi torna naturale.

Domande frequenti

E se prendo sonniferi adesso?

Si lavora in parallelo. Qualsiasi riduzione della dose si fa solo insieme al medico che li ha prescritti, mai da soli.

Quanto tempo ci vuole per dormire meglio?

Non possiamo dare una scadenza. Per alcune persone il sonno è tra le prime cose che cambiano; per altre ci vuole più tempo, oppure il cambiamento non arriva. Rivalutiamo insieme, a intervalli stabiliti in anticipo, se vale la pena proseguire.

Funziona anche nei bambini?

Sì, con un protocollo adattato all'età, dopo una valutazione che escluda altre cause del sonno disturbato. Con i bambini le sedute sono più brevi e più frequenti.

Che cosa dicono i nostri pazienti

Maria ha usato la terapia per prepararsi all'esame di maturità e per migliorare la qualità del sonno. Nel video racconta la sua esperienza dopo 30 sedute.

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